La curiosità è una bellezza che mi stimola di continuare a leggere. Quest’anno ho letto diversi articoli scientifici, e per fare un po’ di divulgazione scientifica nel mio campo, vi scriverò brevemente sul motivo del mio interesse.
Articoli sulla lingua che usiamo e quali sono le possibilità positive
Ho cominciato la lettura scientifica quest’anno con un corso sul linguaggio italiano. Avevo fatto un corso online dell’Università di Venezia in cui parlavano della parità di genere e come possiamo promuoverla con l’uso della lingua. Ne ho scritto quest’articolo in olandese che riassume la cosa in modo elaborato, il corso era basato sopratutto sugli scritti e il lavoro della proffessoressa veneziana Giuliana Giusti. Forse era la conseguenza di aver letto Grammamanti di Vera Gheno in febbraio, che mi è capitata questo interesse.
Quando ti sei accorta una ingiustizia lo vedi anche in altri posti, ecco perché poi ho notato questo articolo [Awkward pronouns in language contact-
Investigating Interference of Standard Dutch in Limburgian Pronoun Us] di Joske Piepers, Marie Barking, Ad Backus e Jos Swanenberg Era divertentissima leggere come è usato il ‘het’ nella provincia di Limburg. Una volta era usat* per riferire allle ragazze, che sembra una politica linguistica non-binaria avant-la-lettre. Infatti in olandese usiamo il neutro het anche per le persone piccole, come het meisje o het jongetje, il che fa pensare in quanto li prendiamo sul serio, questi bambini, che non siano oggetti da comandare o se hanno anche una mente da prendere in considerazione.
A dire il vero, questúltimo articolo l’ho skimmed – letto velocemente, superficialmente per trovare le informazioni interessanti che mi aspettavo trovare.
Insultare e come farlo meglio
Un altro articolo che ho letto sulla lingua era questa ‘Che ti venga’ che è di un ricercatore in Svizzera bilingue Annick Paternoster che ha fatto caso agli insulti e come una volta era usato il congiuntivo per gli insulti per renderlo più forte. Infatti il congiuntivo da una forza epica o divina agli insulti, secondo me è molto più forte dell’indicativo presente olandese nel ‘Krijg de tering’. Il fatto che ho potuto conoscere il congiuntivo con l’acquisizione della lingua italiana, è un dono che apprezzerei per sempre perché ha esteso e allargato il mio sentimento temporale e spaziale in sensi inaspettati. (La persona che riesce a spiegarmi la canzone ‘Se telefonando’ di Mina Mazzini offro una lezione gratuita) L’articolo lo puoi trovare qui, in un libro che parla del The grammar of impoliteness. Ne ho parlato con mio figlio, che fa il liceo classico e adesso sta imparando il congiuntivus in latino e siamo stati creativi insieme di immaginarci le possibilità di interventi divini per guastare la merenda di una compagno di banco.
Sulla psicologia e la psichiatria
Quest’anno ero molto incanta dalla filosofia di Jacques Lacan. Lui ha una teoria del discorso, che in fondo è anche di comunicazione tra le persone. Il ragionamento secondo lui è determinato dal obiettivazione del prossimo, che riproduce le stesse ineguaglianze. Poi, la teoria che sarebbe già da solo ottimo per spiegare tutto il discorso umano secondo me, inoltre spiega anche il meccanismo del capitalismo che è anche riproduttivo in modo insensato. Vanheule seguo perché è molto attivo a diffondere informazioni giuste sulle psicosi. Lui è belga e ha collaborato anche con PsychoseNet, dove sono stata redattrice per la mia esperienza personale con le psicosi. L’articolo intero suo su Lacan e capitalismo lo trovi qui.
In Olanda è già molto comune l’uso di esperti di esperienza nella cura per persone con temporanea fragilità psicologiche, ma quando mi sono trovata di fronte a quest’articolo di Antonio Lasalvia, Luca Boldini, Veronica Fin e Chiara Bonetto mi ha soddisfatto una voglia di sapere da tempo. Nel articolo si parla dell’uso di questi esperti in Italia, come sono valutati estremamente positivi, ma sottopagati e sottoistitutionalizzati. E sì, sottoistitutionalizzata sarà un’invenzione mia, ma è molto funzionale e perciò anche valido l’uso della parola. Su LinkedIn seguo qualche italiano attivo nel campo della salute mentale. In primavera assisterò una lettura di Stefania Pandolfo che si intende di soggettività in quanto antropologa.

Al festival ILFU (Festival della letteratura ad Utrecht) sono andata ad un incontro tra Sylvana Simons, Gloria Wekker, Mariken Heitman e Mia You. Loro hanno parlato del impatto di Audre Lorde e suo libro Zami, che è uscito in una traduzione olandese. Siccome una volta avevo cominciato la lettura di Sister Outsider ma in quel periodo non avevo finito il libro. Motivo per cui nel autobus all’incontro ho letto The uses of anger di Audre Lorde. All’ incontro sono stata con un’amica e abbiamo parlato di donne arrabiate e chi abbia il diritto di arrabiarsi di quale cosa e di cosa ci dobbiamo tutte arrabbiare.
Invece di arrabbiarsi una prospettiva positiva secondo me era la prevista di un articolo di Alke Wisselink, una mia amica che sta facendo un Phd a Zwolle. Lei è esperta di esperienza e negli anni passato ha indagato come potremmo usare l’amicizia per aiutare le persone con disponibilità alle psicosi. Una esperienza che anche la ricercatrice ha sentito alla pelle. Recentemente un giudice ha anche penalizzato professionisti che lavorano nella cura per aver oltrepassato il limite professionale a causa dell’amicizia con un cliente. A volte io non capisco il mondo. Secondo me è meglio riconoscere il limite di assistenza personale in un contatto autentico, che invece riconfermare rapporti di potere con psicologi e psichiatri e trovare i limiti del ruolo del* professionista.
Ho letto anche A rose by any other name, un articolo di Bonnie Burstow che parla di narrative ownership e sulla differenza nelle istituzioni di cura mentale tra diverse parole. Termini medici, termini istituzionali come diagnosi mentre nella salute mentale in realtà sono tutte classificazioni. Poi si analizzano le differenze tra le parole. Come ‘lunatica’, ‘folle’, o ‘pazza’ dalla cultura popolare e quello che è preferito da persone che lo soffrono: ‘bassa in energia’ o ‘crisi spirituale’ per esempio. Ma qui entra anche la distinzione tra ’trattamento’ e ‘assalto’ ecc. Si parla del controllo sociale che è usato attraverso le parole, un po’ come faceva già Basaglia negli anni ’70. Quali parole sono affidabili? Siamo disabili critici. C’è tanta critica del modello medico, ed è anche buona.
Sulla letteratura, la storia e la memoria storica
Ho letto quest’articolo interessantissima su Gerard van t Reve (1923 – 2006), non conosco bene i suoi romanzi, vorrei riconoscerlo subito però che è un pilastro della letteratura olandese. Una volta ho cominciato Le sere, ma l’ho trovato insopportabile giusto perché era scritto così bene. Era come grattare con le unghie sulla lavagna scolastica. Lo scrittore è stato noto per la blasfemia, in un libro ha parlato di sesso con una asino che era dio. –
Non so nemmeno esattamente il contesto, forse l’asino pensava che era dio, forse la persona che ha violentato l’asino pensava che l’asino era dio. Da parte mia chiunque possa scrivere di tutto. Ma trovavo più interessante l’accusa contro di lui in tribunale e la sua difesa che è stato in parte rappresentato da un critico letterario. Nel articolo si parla del processo e di questo critico e il suo modo di lavorare e perché Van t Reve alla fine aveva deciso di licenziare il critico letterario come avvocato della sua blasfemia, per poi usare le sue parole in corte. Io apprezzo la blasfemia tanto quanto apprezzo la difesa di non farlo, quindi articolo molto gradito e consigliabile di Ralf Gruttemeier.
All’università ho studiato storia, ma ero molto più interessata nel metodo di quanto nei fatti propri dei nomi, dei dati e degli eventi. Da anni mio storico preferito in Olanda è Jona Lendering, che è molto noto per la divulgazione in modo comunicativo delle discussioni al riguardo del metodo storico. A una mia amica ho detto che nella vita parallela sono una filosofa italiana, solo che in questa vita rimarrei sempre incompiuta, irrealizzata. La memoria storica era il punto essenziale di questo articolo di Martina Biavati che parla di Irma Bandiera a Bologna, la città dove ho vissuto due anni.
La memoria delle donne partigiane è esaltata dopo la seconda guerra mondiale, quello sì che è istitutionalizzata e secondo me l’educazione morale lascia sempre solo le impronte, ma non l’esperienza vissuta, motivo per cui adesso Giorgia Meloni vuole ricordare le foibe, perché vogliamo decidere noi chi ricordare perché non siamo ‘another brick in the wall’. L’educazione morale ha una scadenza temporale. Al momento mi chiedo se la distinzione tra causa e conseguenza è reale, nei libri storici si presuppone tanto e si scelgono i fatti che parlano. La libertà di scelta è istituzionallizata con i padri della chiesa, ma sappiamo che anche quella è un’invenzione necessitata dalle circostanze.
Molto interessante per la decolonizzazione della storia, per la speranza di un futuro migliore era l’articolo Can the subaltern speak? di Gayatri Chakravorty Spivak che aveva una critica di perspettiva non occidentale alla teoria di Deleuze / Guattari che accusa di costruire un rapporte meccanico e coloniale tra desiderio e interesse. Per evitare una politica utopistica che solo sposta i suoi interessi in senso geografico e riconferma la violenza epistemica, nel non riconoscere il senso di comunità altrui. Insomma, sembra che siamo destinati a riprodurre il pensiero oppressivo in una pedagogia sbagliata. Si parla del intellettuale gramscianiano che potrebbe guidare gli oppressi, ma il soggetto alterno non esiste. È sempre una pluralità che dobbiamo ascoltare con prudenza. Per citarla: ‘The postcolonial intellectuals learn that their privilege is their loss’. Ma questo articolo non l’ho finito ancora. Avevo stampato l’articolo, esiste anche un libro con l’onomino titolo.
Poi altre cose ho letto, ma sarò più curiosa di sentire i tuoi pensieri al riguardo che divagare nello scritto inutilmente sui pensieri propri miei. È gradito un commento, che è solo visibile alla comunità di studenti e amici miei per avere un po’ di scambio. Grazie, a presto!


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