Quest’anno ho creato un piano con ciò che voglio leggere. Negli anni passati ho sempre deciso nel momento quale libro mi andava bene, ma 4 anni fa ho cominciato ad usare l’app The Storygraph per registrare le mie letture e ho cominciato ad salvare i libri ‘da leggere’. Dopo 4 anni è risultato in una lista così lunga che mi sono data da fare. Ecco che ho creato questa lista per l’anno 2026.
Il primo libro del ’26 era un consiglio di un’amica. Normalmente non leggo il sci-fi, ma questo libro dovrebbe essere un classico ed inoltre è scritto da una donna: Ursula K. Le Guin. (1929 – 2018)The left hand of darkness. Il libro sicuramente è avventuroso. Parla di un inviato da un’altra pianeta che deve venire a conoscere un nuovo mondo con il clima freddo dove il genere non esiste. Un esperimento mentale molto interessante. Poi le descrizioni dei paesaggi sono belle e i personaggi altrettanto simpatici, giusto perché hanno i loro difetti. L’ho letto in inglese. È stato proprio bello immergermi in un mondo favoloso e mi sono sentita bambinia a farmi sorprendere e trascinare.
Il secondo libro che ho letto era di Frantz Fanon (1925 – 1961) Lui era un psichiatra, filosofo e partigiano decoloniale che scrisse questo libro negli anni 60. Il titolo riferisce alla canzone dell’Internazionale socialista : Svegliatevi dannati della terra (Ontwaak verworpenen der aarde). Parla dell’impatto psicologico negativo che ha una politica imperialista e sfruttativa sulla popolazione, in particolare dell’Algeria in confronto con la politica coloniale di Francia in quegli anni. Lo scrittore parla al suo popolo, indirizzandolo ad resistere e di ribellarsi. Poi ha delle idee su come questa ribellione dovrebbe evolversi, per essere efficace, per un futuro migliore. Ne parlavo con mio figlio, ricapitolando che la violenza in alcuni casi è giustificata alla quale rispondeva lui: ma lo era anche per i fascisti! Alla quale ho risposto che per fortuna gli Americani e i Russi si erano anche permessi la violenza per liberarci. Ma questo, secondo mio figlio, era più tardi.
Il terzo libro era di Anja Meulenbelt (1945) De schaamte voorbij (Oltre la vergogna). Meulenbelt recentemente ha ricevuto il PC Hooftprijs, uno dei premi letterari più alti, per le sue opere. Abbastanza tardi direi, lei è diventata un’icona della letteratura feminista olandese negli anni ’70. Infatti il libro strausato l’ho trovato nella libreria della mia madre ed è da anni che lo volevo leggere. In realtà il libro sicuramente è un ritorno nel tempo, che riflette le ossessioni sessuali delle donne che dovevano ancora liberarsi. C’è tanta voglia di esperimentare e di fare vedere agli altri la libertà sessuale, al punto che diventa di nuovo normativa essere liberata.
Ad una festa di compleanno questo weekend mi sentivo dire che forse i giovani di adesso sono più pudiche. Ma che ne so, io ho 45 anni e mia figlia di 11 anni e mio figlio di 14 anni sicuramente non mi parleranno del sesso, come rifiutono tutti i bambini di farlo con i loro genitori ed è giusto anche così. Io stessa sono assai pudica o monotona a livello sessuale, ma tutte queste avventure di Meulenbelt ad un certo punto lo erano pure. Ma dai, ho soddisfatto la lettura di un classico.
Il quarto libro era di Renate Rubinstein (1929-1990): Naar de bliksem? ik niet! (Al diavolo? io no!) Lei era una polemista. Editorialista o giornalista non è esattamente la parola. Elzevirista o saggista sarebbe anche una traduzione di ‘columnist’. Lei ne ha fatto un lavoro di rompere le palle sia alla destra che alla sinistra con le sue riflessioni sulla politica negli anni ’80 che si sono rivolte a tutte le ideologie totalitarie in realtà. Poi, essendo storica, mi piace ritornare in un tempo passato per trovare le stesse ambiguità, espresse intorno ad argomenti diversi. Per molto tempo ha scritto per la rivista Vrij Nederland, che ancora è in edicola, è una rivista rinomata per l’attualità olandese. A volte mi sono fatta delle belle risate, inoltre l’ho trovata acuta e sottile come per esempio qui: (traduzione di Google Gemini)
Per quanto riguarda Israele, il mondo si crogiola nella coscienza morale. L’indignazione morale, in Europa ormai solo un’ombra, diventa un gigante in piena regola quando vengono menzionati Israele e i palestinesi. È perché Israele si è assunto la responsabilità di una democrazia liberale? È per altre ragioni? Ciò che la Svizzera è per le vacanze invernali e la costa dalmata per il turismo estivo, Israele e i palestinesi lo sono per il bisogno occidentale di giudicare: una sorta di area ricreativa morale.’ (Saul Bellow, To Jerusalem and Back, p. 135.) Ho finito per rassegnarmi alla mia parzialità.
Bellissimo la citazione della parola area ricreativa morale, è un posto dove io mi trovo spesso. Scapparne è difficile.
Poi ho letto 45 pagine di un libro di Roland Barthes (1915- 1980) Il senso della moda, ma potrebbe darsi che non sono fatta per la semiotica, perché non ho finito il libro, come non avevo neanche finito il classico sulla semiotica di Umberto Eco in dicembre. Era un andirivieni di lingua offuscata, astratta che non ha chiarito niente. Mi è sembrata essere alla stazione di fronte ad un treno che non voleva partire. Non c’era nessuna informazione concreta e non sono venuta a sapere niente, per cui ho lasciato perdere ad un terzo. Barthes era francese, ma i suoi libri non sono tradotti in olandese, per cui l’ho letto in italiano.
Che la lingua astratta di uno non è la lingua astratta di un altro lo mostra l’ultima lettura di gennaio che era un libro di Massimo Recalcati (1959) su Jacques Lacan. A dire il vero, ho difficoltà a prendere sul serio la piscoanalisi classica (invidia di pene è facilmente sostituibile con una ipotetica invidia di utero), ma ciò non significa che non potrebbe funzionare per servirti di una bella storia, come anche il tarocco può servire agli altri.
Le riflessioni sulla storia mi sono piaciute molto, perché la metodologia storica continua ad affascinarmi da punto di vista postmoderna a tal punto che le discussioni sulla metodologia a volte sono più interessante della storia propria. Le discussioni sulla metodologia storica non differenziano molto della metodologia psicoanalista di Lacan che riguarda una storia personale e come ci raccontiamo, infatti sembrano uguali.
Poi ci sono delle riflessioni su cosa potrebbe essere la psicosi o la schizofrenia e Lacan lo spiega come un’immersione in una troppa realtà dove non c’è accesso al simbolico. A me fa sempre piacere quando alcuni filosofi (come anche Deleuze e Guattari) rivalutano la psicosi al punto che diventa un sapere omnipresente primordiale, perché di concezioni negative e stigmatizzanti ne abbiamo sufficiente nella cultura popolare. Basta leggere un po’ di filosofia quindi per migliorare il mio umore.
Magari ci sarà un altro libro da leggere in gennaio, ma oggi avevo il tempo e la voglia, per cui rimando il riassunto di un’ulteriore lettura a febbraio.
Voi avete letto qualcosa questo mese? Saggi per lavoro? Gialli? Una rivista o giornale o solo le testate dei social? Io sono privilegiata ad avere tanto tempo, lo so.


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