La lingua parlata - olandese

Se l’olandese parlato fosse uno spettacolo…

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Quindi, hai fatto la scuola, il liceo, magari anche l’università e te ne intendi di teoria, di grammatica e studi bene l’olandese, fai i compiti, studi le congiunzioni. Ma poi quando la gente comincia a parlare hanno inizio le difficoltà. Perché la vita reale non è un spettacolo, dove le persone recitano una parte preconfigurata, considerata o anticipata. Quali sono le difficoltà che dobbiamo affrontare nella lingua parlata che non riguardano puramente elementi grammaticali o lessicali?

Questo articolo è dedicato a Barbara Summa, amante del teatro, Cristiana Raggi, mio docente di dizione e fonetica e attrice, e a tutti i miei studenti che a volte sentono il timore a parlare in olandese. Inoltre lo dedico a mio padre, morto il 8 dicembre 7 anni fa e che era regista dilettante.

Il lessico al confine: segnali discorsivi

In italiano ci sono parole come: allora, dunque, ma, comunque. Anche in olandese ne abbiamo: dus, tja, nou e il dusja e ja toch o echt hè! retorica a fine frase. Inoltre abbiamo i rafforzativi come siamo abituati a usare i particoli modali come ‘echt’, ‘maar’ o ‘even’. Kun je even bij me komen? Bel hem maar even op? Cosa significa? Potresti venire (giusto un attimo), (Dai!) Chiamalo! Sono significati impliciti in parole piccolissime, che non hanno una forte denotazione semantica. (Che vuol dire che sono difficili a tradurre!).

Forme troncate

Nel parlato usiamo tantissime elissi e soggetti impliciti in un discorso. Un discorso è appunto quello che ti fa capire, l’argomentazione. A volte sembrano essere agrammaticali, queste frasi, ma sono permesse nella lingua parlata e sempre di più anche nella lingua scritta. Uso qui sotto un esempio di Schrijfvis, che è un docente di scrittura della lingua olandese:

La frase grammaticalmente corretto

Het is een goed verhaal geworden. Maar je kunt het nog iets korter en krachtiger formuleren op bepaalde plekken. 

Quello che diciamo:

Goed verhaal. Op sommige plekken kan het korter en krachtiger. 

Ovviamente possiamo solo omettere quello che non è necessario:

  • Achter elke zin hoort een punt (te staan).
  • (Dat is) geen probleem! 
  • Met mij gaat het fantastisch, en (hoe gaat het) met jou?

In realtà però a volte viene omesso quello che non può essere omesso e dobbiamo chiedere chiarificazioni. Fallo!

Il ruolo che incarniamo e la follia

Per darti un’idea della confusione (che è reale) ti do un pezzettino della trascrizione del comico famoso André van Duyn che qui ha in carozza Klazien, che è una nonna tipica in qualche galaxy far far away from here. Giusto l’inizio.

Ja dames en heren, hier zijn we weer

We zijn weer bij thuis bij

Maar deze keer gaan we eigenlijk in de studio thuis bij

want ik zit naast mij

we zijn op de motor

hier naast mij zit Klazien weer

Net als vorige week, weet je wel

Maar dat was zo leuk

ik zeg: ga effe een keer mee naar de studio

Rientra tutto il contesto della scèna messo in vita nello studio in anticipo che poi sarà portata alle ‘mensen thuis’, (che sono le persone a casa che guardano il programma televisivo) e il video nello studio. Allora, nel teatro è permesso di tutto, ma questa è la confusione creata dal teatro. Nella vita diciamo delle cose che non hanno senso.

Qui un straniero potrebbe pensare di diventare folle, di sentire wortsalat, il discorso insensato degli schizofrenici. Quando hai questa sensazione: senti bene il tuo corpo, prendi un respiro e abbia fiducia nelle tue capacità di denominare il mondo, anche in olandese. Sono gli olandesi, come le persone ovunque nel mondo che a volte fanno il pazzo, scherzano, inventano, sono creativi con le parole e assumono un ruolo.

Forme grammaticalmente eccezionali o sbagliati

All’inizio dell’ultimo episodio di Wie is de Mol? Il programma televisivo popolare si sente per esempio: “Ik hoor geschiet”, che significa che la persona sente delle sparate. Een schot è un sostantivo (sparata di un fucile) ma dice invece che sente ‘sparato’, un participio passato di tirare (schieten) che in realtà è irregolare (geschoten). La ragazza si fa capire, ma poi lo straniero rimane perplesso.

Accenti

Persone di Utrecht, Rotterdam, Twente, Brabant, Limburg, Olandesi di seconda generazione. Abbiamo di tutto e si sentono le differenze. Non solo per la scelta del lessico, ma anche nella fonetica, i vocali e i consonanti. Per darti un esempio: le persone di Rotterdam sono famosi per il loro t che chiamiamo ‘bagnato’, il natte t. Lo senti qui. Salti l’inizio poetico sulla differenza tra ‘kennen’ en ‘kunnen’ che pure quello è irreale. Questo video è a partire di un livello B2.

Prova anche a fare caso all’intonazione, perché spesso l’accento cade su quello che è importante. Qui studenti con l’autismo sono spesso bravi, perché hanno una lunga esperienza e storia a provare a capire cosa intendono le persone davvero.

Lessico sociolinguistico

Ieri mio marito (che è docente di inglese) mi parlava di un suo studente che ha l’accento utrechtese quando parla inglese. Cosa bellissima secondo me. Come anche l’esempio di una mia amica russa, che fino qualche tempo fa era usata dire l’avverbio dialettale brabantese ‘kei’ perché ha fatto l’adolescenza in Brabant. Il giorno che qualcuno nota il mio accento brabantese quando parlo italiano, sarà un giorno memorabile per i miei antenati.

Invece finora sono solo confusa una volta per una bolognese, ma sarà stata per l’uso della parola ‘soccia’, molto volgare, ero proprio ignorante. Altra parola dialettale che uso è picciridda, ma le occasioni per usarla sono poche purtroppo. In realtà solo con la mia amica Santa, che ha un picciriddo di due anni e che è dall’Avellino. Come sta il picciriddo Santa?? Questa soccia e picciridda sono cose lessicali/semantici però e magari sono più facili da capire che un accento in quanto sentire bene e accorgersene (per poi capire).

Le differenze lessicali nel dialetto in Olanda sono meno frequenti che in Italia, direi. Esistono però anche varietà giovanile (slang), accademiche, lessico di cura, gergone etc. La regina olandese è argentina (Maxima Zorreguieta) e ha detto una volta che IL olandese non esiste, intendendo una persona (stereo)tipica. Aggiungerei che vale anche per la lingua.

Mormorare / borbottare / bisbigliare

Sono tutti ostacoli. Lo so perché ho problemi con l’udito. Adesso ho anche più difficoltà a separare suoni rilevanti dai suoni irrelevanti in una stanza condivisa con altre persone, altri suoni. Quando la distinzione tra suono e sfondo o tra suono corretto e pronuncia sbagliata da punto di vista puritivo/ normativo non è chiaro ecco che le confusioni lessicali prendono ampio spazio. Soprattutto per il ricevitore. Questo vale sia per l’italiano che deve capire un olandese che per l’olandese che sente un italiano che non sa distinguere tra huur e hoer | vis e vies |bom e boom.

Articolazione e gesti

Se solo il mondo fosse un teatro! In classe faccio sempre attenzione alla mia articolazione, per aiutare lo studente. Quando ero giovane ho fatto il teatro, prima il teatro giovanile con adolescenti e poi quando ero più grande ho partecipato anche ai pezzi in teatri della mia zona. In teatro bisogna esagerare. Il che ho sempre trovato difficile, forse anche perché ero educata alla modestà e in teatro bisogna allargare ogni gesto, ogni espressione facciale e ogni parola pronunciata.

La vita invece sembra più un show televisivo, dove dobbiamo accorgersi dei dettagli più piccoli, più intimi. Renditene conto però. E anche qui: puoi chiedere la persona di articolare meglio, anche se ci sono alcune persone…… uffa! Ma noi, come queste persone difficili da capire, possiamo permetterci lo spazio affinché l’altro chieda a noi delle chiarificazioni.

Velocità del parlato

Il mondo non è un video YouTube, un messaggio vocale dove puoi rallentare o velocizzare un frammento a piacere. Possiamo chiedere però i nostri interlocutori di rallentare. Fallo! È importante che tu lo faccia, perché ti aiuterà a capire, a sentire meglio, a immaginarti la scrittura. Nella classe quando un* studente sbaglia pronuncia, spesso gli/le chiedo: se fosse pronunciata così, come lo scriveresti? Per far capire che c’è un accordo tra suono e scrittura, un simbolo che vale la pena accorgere.

Io ho sempre la tendenza a parlare troppo veLOTJE. 🤣🙄😱🤯🤦‍♀️ Per me è importante sentirmi al mio agio e respirare col diaframma e non solo dai polmoni o peggio ancora: dalla gola. L’entusiamo e l’ansia entrano qui. Uffa! Altre volte lo faccio apposta per sfidare lo studente di seguire il mio mo’ di ragionare, che è appunto quello parlato.

Ultimo consiglio!

L’olandese parlato è uno spettacolo. Questa è la verità. Fai la tua parte. Abbia fiducia nel proprio modo di parlare che il tuo significato ci raggiungerà e continui a migliorare l’applicazione pratica della grammatica per evitare confusione innecessaria. Chiedi per chiarificazioni e improvvisi e sii creativ* quando è possibile.


Reacties

2 reacties op “Se l’olandese parlato fosse uno spettacolo…”

  1. Bellisismo, e ho imparato una nuova frase in Rotturdams: Je ken een hoop stront paars verve, maar ’t blijf een hoop stront

    1. Ik zou een spuitbus gebruiken voor die reetketelsteen.

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